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50 anni nel Senegal
 
Cinquant’anni di presenza sacramentina nel Senegal

Il 10 Dicembre 2009 ricorre il cinquantesimo anniversario della presenza dei Padri Sacramentini nel Senegal, presenza che ha dato frutti. I sacramentini autoctoni sono in grande maggioranza e stanno prendendo nelle loro mani il futuro della Congregazione in questa bella nazione Congolese.
Per tutto l’anno ci saranno delle celebrazioni per ricordare questo avvenimento.
I primi Padri che hanno messo piede cinquanta anni or sono ed hanno incominciato la prima parrocchia di “Saint Joseph de Medina”, sono ritornati al Padre a ricevere il premio del lavoro fatto nella Sua vigna: P. Riccardo Bovio, P. Mondolfo Pedrinazzi, P. Pietro Brivio; altri sono viventi e continuano la loro opera di evangelizzazione in Italia, mentre gli ultimi Padri sul posto continuano l’opera di evangelizzazione e di formazione delle nuove leve autoctone

Dal diario della casa di “Saint Joseph de Medina” il P. Bovio così descrive una parte del viaggio e il loro primo impatto con la terra Senegalese:

10 Dicembre 1959 Festa della Madonna di Loreto

Nel nome del Gesù Eucaristia , Amen
Alle 18.00 di giovedì 10 dicembre 1959 sbarcano a Dakar, due Padri italiani della Congregazione del Santissimo Sacramento ( fondata dal Beato Eymard) (Nota bene: Il Fondatore dei Padri Sacramentini è stato canonizzato nel …..) :P. Mondolfo Pedrinazzi e P. Riccardo Maria Bovio, rispettivamente di anni 46 il primo e di 49 il secondo. Erano partiti dalla comunità di San Benedetto del Tronto il giovedì precedente, 3dicembre, molto presto al mattino, dopo aver celebrato la Santa Messa (…) Alle 10.00 sono arrivati a Napoli (…) Alle 17.00, dopo aver assistito alla partenza della “Cristoforo Colombo”, si sono imbarcati e partono da Napoli direzione Dakar sulla nave “Provence” della Società Generale dei Trasporti di Marsiglia. Occupavano la cabina 161 in terza classe (…)Verso le ore 15.00 del 10 Dicembre l’attenzione di quelli che erano sul ponte è stata attirata da un gruppo di delfini che si divertivano saltando sulle onde. Alle ore 16.00 si nota una certa animazione sulla nave, in effetti all’orizzonte si profila di nuovo la costa africana; ben presto si comincia a distinguere il Capo Verde e più avanti la città di Dakar. I passeggeri osservano le bellezze naturali e “le charme” offerto dalla terra senegalese.Oltrepassato l’isola della Maddalena e poi quella di “Gorée” finalmente “le Provence” attracca al molo N° 8 del porto di Dakar, con un ritardo di cinque ore sul previsto. Sulla stessa nave si fanno le pratiche di sbarco, e a terra quelle della dogana per i bagagli a mano. I due padri si sentono un po’ impressionati a causa del brusco inizio della notte in quel primo giorno africano; soli e come sperduti in mezzo alla ressa degli africani – che già amavano molto – tutti presi nel loro andirivieni.

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LA VOIX DE SAINT JOSEPH

Ricorrendo il cinquantesimo anniversario della presenza dei Padri Sacramentini in Senegal ho già notificato la prima pagina del diario dei primi due Padri Sacramentini sbarcati a Dakar, continuo con il Diario dei pionieri. Abbiamo inteso come erano disorientati all’impatto con la terra Senegalese, disorientamento che ben presto passa come potete leggere dal diario. In questa pagina di diario troverete anche la foto dei due Primi missionari Sacramentini in Senegal. La foto si riferisce alla consegna del Crocifisso all’addio fatto alla parrocchia.

10 Dicembre 1959 Festa della Madonna di Loreto

… Poco dopo, arriva al porto il P. Isidore Peraud con un furgoncino guidato da un senegalese. Questo primo incontro cordiale e questo primo saluto molto fraterno hanno ridato il sorriso al volto dei nuovi arrivati, riempito il cuore di gioia e cancellato dal loro spirito la leggera nuvola d’incertezza che si era impossessato di loro al mettere piede in terra senegalese.
Alle 19 e 45 i nostri due viaggiatori sono arrivati alla casa parrocchiale del Sacro Cuore (rue Paul Holle 1) dove sono accolti, e poco dopo sono a tavola con P. Perraud e il suo giovane vicario senegalese: L’abbé Louis Mendy (n.b. Sono i nostri “Don” all’italiana). D’ora in poi saranno in quattro a lavorare in parrocchia. Normalmente partecipa ai pasti anche il P. Georges Boyer, confratello del P. Perraud e direttore della scuola parrocchiale vicina alla parrocchia del Sacro Cuore, ed anche il canonico Jean Baptiste Bodet della diocesi di Angers e incaricato delle opere cattoliche federali di Dakar. Terminata la cena, il P.Perraud dà ai Padri Sacramentini un biglietto del loro
P. Provinciale, Il P. Francesco Parati, che augura il benvenuto e manda la sua paterna e speciale benedizione affinché il nuovo germe porti dei frutti… E finalmente un letto accogliente dona riposo ai corpi dei nuovi arrivati completamente stanchi… I padri hanno portato dall’Italia (oltre ai loro effetti personali) due Calici, due ostensori, due pissidi, e la biancheria sufficiente per il culto: Casule, piviale messale, ampolline… Hanno pure portato la somma si 1.950 $ dollari corrispondenti a 1.215.000 lire italiane.. purtroppo si perde molto con il cambio: un dollaro è cambiato a 23 franchi senegalesi, per cui a prima vista se quanto i Padri hanno portato sembra soddisfacente, si resta perplessi poiché tutto si riduce a soli 462.000 franchi Senegalesi. E’ tutto il loro capitale! Ma la provvidenza divina che ha spinto i superiori della congregazione ha inviare a Dakar i due primi padri per cominciare l’opera eucaristia, li assisterà certamente e farà loro conoscere il cammino che ha scelto per compiere il suo progetto sempre ammirabile, anche se non sempre comprensibile. A noi non resta che cooperare con fiducia e docilità…
  

Il problema che aveva fatto decidere il ritiro dei Padri dalla missione di Dakar (la lettera di ritiro non è stata mai inviata) era causato da diversi motivi. In breve abbiamo visto i motivi finanziari che sono venuti a mancare, ma, leggendo il Diario che è stato redatto al momento, altri motivi sottesi erano presenti.
Difatti il 15 Dicembre1969 in una visita alle Parrocchie di S. Giuseppe di Medina ed alla parrocchia di S. Pietro des Baobas vengono a sapere che il P. Generale, visitando, prima dell’invio dei Padri, la parrocchia di S. Pietro des Baobas aveva messo gli occhi su questo luogo. Si legge nel diario infatti:
“ Questa chiesa fu pure visitata – prima di iniziare i lavori in corso – dal nostro Rev.mo P. Generale. P. Goffredo Spiekaman, che l’ha giudicata adatta per una fondazione eucaristica per l’adorazione”.
Forse in base a questo il vescovo manifesta la sua indecisione sull’acquisto del terreno Watel.
Ma il vescovo man mano che passano i giorni si raffredda sul problema della Fondazione Eucaristica, e trova le scuse necessarie per ritardare, i fedeli che non aiutano la parrocchia, soprattutto se vi sono dei bianchi i quali hanno sempre soldi.
Nel diario infatti si scrive, dopo un incontro con l’arcivescovo:
6 Gennaio1960 “Pare che S. E. l’Arcivescovo sia meno entusiasta dei giorni precedenti del posto prescelto. Egli desidera una parrocchia in piena Medina e accenna tentativi precedentemente fatti, con i Padri Bianchi e con i Francescani, ma sempre falliti. Pur sapendo che i neri non aiutano il culto con offerte si voleva che i predetti religiosi prendessero tutto l’onere di tale apostolato, senza alcun aiuto della Diocesi”.

Da una parte “Desidera un’opera di adorazione, di preghiera che sia focolare di vita interiore e di una vita più fervente riguardo all’Eucaristia e le Sante Confessioni.”
Dall’altra “Non pare disposto ad aiutare finanziariamente, però dirà una buona parola per eventuali richieste di aiuti presentati alla Congregazione di Propaganda Fide. Ci ha però detto che la S. Congregazione dà il suo aiuto una volta l’anno a dicembre. Eventualmente sarebbe propenso a dare qualcosa dalla Kermesse annuale che si tiene in Dakar; però non ha insistito molto su questo punto, né disse in quale proporzione avrebbe aiutato l’opera eucaristica”. Questo è un timore fondato poiché più tardi non darà alcun aiuto, ma non solo impedirà anche al reverendo Peraud di darne.
Vediamo anche una certa discordanza di progetti da parte del Padre Generale e da parte del Provinciale: L’uno propenso ad accettare la parrocchia mentre l’altro pensava ad una fondazione eucaristica,
Per fondazione eucaristica si intendeva, in quel periodo, una chiesa – Santuario posta in centro o dintorni del centro dedicata all’Adorazione e apostolato eucaristico.

L’Arcivescovo invece cambia parere e propende per la parrocchia, e questo per motivi economici.
Da questo momento il vescovo ritira tutto il suo aiuto, non solo ma non permette nemmeno al R.P.Perraud di aiutare economicamente i Padri

11 Gennaio 1960 I Padri sono invitati dalla’ Arcivescovo e viene notato sul diario quanto è passato nella riunione con queste parole:
“ L’Arcivescovo è favorevole al terreno prescelto. Ha però espresso il desiderio che si andasse di più verso Medina. Insistendo i Padri su altre località da scegliere e sulle sue preferenze non rispose direttamente. Ci è parso contento e nello stesso tempo ansioso di qualche cosa che non vuole dire. In complesso però incoraggia a proseguire ed a portare a buon termine le pratiche iniziate.
Ed ecco un cambiamento di rotta all’interno della Congregazione, appare chiaro da quanto è scritto nel Diario.
26 Gennaio 1960. Lettera del Rev.mo P. Provinciale ove dice che il nostro Rev.mo P. Generale, con il quale ha parlato, propone la parrocchia di S. Giuseppe per la fondazione eucaristica di Dakar – se non si riuscirà a vivere – nel suo passaggio a Dakar invierebbe i due Padri a Brazzaville o a Leopodlville; egli non vuole imporre a nessuna Provincia della Congregazione il peso dell’acquisto del terreno e della costruzione in una nuova fondazione – neppure per gli Stati Uniti e per il Canada. D’altra parte Yaoundé insiste per una fondazione eucaristica.
Si era in un momento di espansione della Congregazione e le case dovevano contribuire per il sostentamento delle nuove fondazioni.
Intanto 11 Febbraio 1960 I Padri ricevono una lettera del Provinciale con queste note:

• Si approva la fondazione di Dakar nel terreno di proprietà Watel – Angolo Avenue Faidherbe, Allées Coursin, Rue Eboué.
• Si domanda che l’Arcivescovo venga incontro alla fondazione acquistando lui, a nome della diocesi, il terreno necessario alla fondazione eucaristica, che restando proprietà della diocesi, verrà affidato a noi per costruirvi Chiesa ed annessi.
• Dopo l’acquisto del terreno, nel senso suddetto, sarà fatta una convenzione tra l’Arcivescovo e la Congregazione per l’erezione della chiesa e casa dell’opera eucaristica.
• Per ora si decide solo per la fondazione eucaristica; in quanto poi ad una erezione di parrocchia, annessa all’opera eucaristica, si tratterà in seguito …
Le decisioni del Consiglio Provinciale restano sempre per la Fondazione eucaristica senza parrocchia, motivo per il quale si era accettato di inviare i Primi Padri.
L’entusiasmo dell’Arcivescovo che in un primo momento aveva accolto calorosamente l’Idea di una Fondazione Eucaristica, praticamente, forse anche per difficoltà sorte in seno alle altre missioni che facevano richiesta all’Arcivescovo, o per difficoltà interne con i sacerdoti autoctoni, si affievolisce.
Il diciassette febbraio, infatti, i Padri si incontrano con l’Arcivescovo nella canonica del Sacro Cuore per comunicare le decisioni del Consiglio Provinciale; anche se l’udienza è stata “cordiale” però il vescovo ci tiene a ribadire:

: “che egli aveva detto al R. P. Provinciale - nella sua visita fatta a Dakar – che non poteva aiutarci. Ma il R.P. Provinciale disse che c’era la casa dei Padri Bianchi e che la Provincia l’avrebbe acquistata. Allora io accetto la fondazione”. Avendo noi insistito perché faccia una domanda a Mons. Bresolles – gli abbiamo fatto leggere la lettera di Mons. Guibert – rispose: “Quando nella brousse tutti domandano aiuto; non voglio distogliere per due anni dalla brousse gli aiuti di Mons. Bressolles per darli a voi. Mi ha aiutato che è poco e se gli scrivessi di nuovo si inquieterà e mi darà risposta negativa”. Il R. P. Perraud propose di aiutarci lui perché la fondazione è sul territorio della sua parrocchia e di chiedere aiuto anche alla cattedrale. Non si è deciso nulla di concreto”.

Come già detto sopra il Vescovo ritira completamente tutte le promesse di aiuto fatte e lascia i Padri soli nelle difficoltà.
M ecco che il Generale annuncia la sua visita a Dakar tramite una lettera del Provinciale del 18 Febbraio, Il Generale è deciso per la Parrocchia di S. Giuseppe. Ma L’Arcivescovo non è tanto del parere, come riferisce il P. Parraud dopo una udienza avuta con il medesimo: “ Il R. P. Perraud ci comunica che S. Ecc. Mons. Arcivescovo, dopo averci pensato non è favorevole a metterci nella parrocchia di S. Giuseppe in attesa dell’acquisto del terreno Watel perché la loro curia generalizia (dei Padri Bianchi) non vuole più riprendere la parrocchia se ceduta ad altri”.
Tutte queste indecisioni mettono a dura prova la perseveranza dei Padri che non sanno più cosa fare. Si mettono nelle mani della Provvidenza e continuano a fare il Loro ministero nella Parrocchia del Sacro Cuore. E’, forse la “caparbietà” dei primi due Padri nello svolgere fedelmente e con gioia il loro ministero, tra chierichetti, la corale, nella fedeltà al confessionale che ha fatto cambiare posizione al vescovo.
Non volle, infatti, lasciar cadere quanto i nostri avevano iniziato, con molta pazienza e fatica, Il Vescovo “rispolverò il vecchio progetto di darci la Parrocchia di S. Giuseppe. Il P. Generale ne fa oggetto di trattative dirette in occasione del suo passaggio a Dakar e così i padri si trovarono destinati a passare in un’altra parrocchia”, quindi non semplice Santuario di adorazione, m cura diretta dei fedeli. Il loro passaggio alla Parrocchia di S. Giuseppe si ritiene per l’ 11 Ottobre. Tuttavia a causa della lingua “francese” il vescovo mette come superiore il Padre Bourgoing (della comunità dei Padri Bianchi) per un anno e un sacerdote senegalese, l’abate Alfonso Dionne”. (11 Ottobre 1960).
I due pionieri sono nella gioia, già si pensano al nuovo trono da erigere a Gesù Sacramentato e alla Guardia d’onore da costituire ai suoi piedi. Con fedeli in adorazione … Finalmente!...
Ma ecco una doccia fredda che se fa bene per il caldo che c’è non fa bene allo spirito. Una telefonata convoca i nostri in Arcivescovado e là “dopo un lungo preambolo, fatto di lodi e compiacenze si dice loro nettamente che l’ Esposizione comincerà quando … Non si fissa un termine: intanto facciano pratica di francese, di Wolof , di Serer e Portoghese e di mille altre cose”. Il vescovo permise l’esposizione per qualche ora ma senza tanta propaganda e questo sembrò una piccola luce che si accende per due Padri.
Così dalla Festa della Maternità di Maria 1960, i nostri si trovano nella Parrocchia di S. Giuseppe, Route Ouakam, insieme al Rev.mo P. Gian Maria Bourgoing della Congregazione dello Spirito Santo, Parroco. La casa parrocchiale di recente costruzione, offre quattro ambienti al piano terreno per gli uffici parrocchiali e quattro di abitazione al primo piano; un ampio giardino.
La Chiesa, un hangar con intelaiature in ferro e tetto di eternit ha subito una completa trasformazione ed è rimessa a nuovo; in fondo si adibì un locale per ricavare il coro; ai lati valorizzando le vecchie stanze di abitazione del missionario si ottenne il locale che permettono ai fanciulli di seguire le funzioni religiose; ai lati furono aggiunte due Piccole navate; rialzato di due metri il tetto e costruito sulla facciata un portico con tre archi, un battistero e un campanile, mancano ancora le campane. Pare che il Signore abbia inviato prima il suo precursore nella persona del P. Alberto Gervais della Congregazione dello Spirito Santo il quale in un anno circa di permanenza a S. Giuseppe compì il restauro della Chiesa ultimandolo nel mese di novembre..
Il lavoro non manca davvero: Si trovano sul posto due Comunità di Suore con scuola e pensionato e una comunità di Suore nere, oltre al Convento dei Padri Domenicani che son ben contenti di collaborare con i nuovi arrivati. Ogni giorno scuola di catechismo nelle scuole delle suore, Il giovedì messa e catechismo per i ragazzi della parrocchia che frequentano le scuole pubbliche (sono più di 500).Sono in via di formazione i gruppi giovanili di Azione Cattolica che promettono bene; due “presidium” della Legione di Maria; quasi 200 fanciulli si stanno preparando alla prima Comunione ed altrettanti alla cresima per il prossimo anno, ogni sera più di 150 catecumeni frequentano il catechismo in preparazione del Battesimo; Molti desiderano imparare a leggere e scrivere e frequentano la scuola serale …
Il lavoro era veramente tanto, specialmente la pastorale ai fanciulli. Per questo a più riprese hanno sollecitato altri padri dall’Italia. Ma per un anno rimase tutto sulle spalle dei due Padri.
Tutto rimase come il vescovo aveva stabilito fino a quando a metà giugno 1961 si decise l’invio di rinforzi, e il 10 Ottobre 1961 arrivano a Dakar il P. Rotoli, come superiore, il P. Delpuech, (sacramentino francese) come parroco e il P. Brivio. L’arrivo era in data opportuna per cominciare il nuovo anno pastorale.
Nelle quattro messe Domenicali la Chiesa è sempre gremita.
A Natale la Messa di mezzanotte fu preceduta, secondo l’usanza locale, dalla recita delle profezie e rappresentazione dei misteri e per soddisfare la pietà dei fedeli si pensò di utilizzare il cortile antistante la chiesa mettendo un altare provvisorio sotto il portico (si farà altrettanto nella domenica delle Palme e in occasione della consacrazione sacerdotale di un sacerdote della parrocchia).
Per la festa della Madonna di Lourdes si organizzò una processione Aux flambeaux riuscitissima. E’ ancora Maria che sta preparando il trionfo di Gesù.
Molto sentita, in Quaresima al Venerdì, la pia pratica delle “via crucis” la chiesa è gremita come per le grandi feste. Anche i catecumeni vi partecipano con canti in lingua locale.
Su invito dell’abate Luigi Mendy, con il quale i nostri hanno trascorso un anno nella parrocchia del Sacro Cuore, nei giorni dopo Natale i nostri Padri si recano a Thiès e da qui al Villaggio di Ngolar ove amministrano i Battesimi a tre abitanti in pericolo di morte. Ebbero la possibilità di conoscere la “brousse “ senegalese, che stava tanto a cuore al vescovo, e la missione di Thiès che doveva accogliere e preparare il lavoro apostolico in Africa in una prossima nuova fondazione, in attesa che i Superiori possano stipulare una convenzione con l’arcivescovo per dare solidità e stabilità alla fondazione eucaristica di Dakar.
E nel frattempo non rimane che ripetere la preghiera del B. Padre (San Pietro Giuliano Eymard): “O Signore Gesù, possa io, con l’annientamento di me stesso, formare lo sgabello del tuo trono eucaristico” in Africa.

   

(continua)